Tutto per bene - Gabriele Lavia

Tutto per bene

Tutto per bene - Gabriele LaviaL’OPINIONE L’ultimo spettacolo che a avevo visto con la regia di Gabriele Lavia, mi aveva lasciato un po’ d’amaro in bocca. Per quanto fosse stato interessante, l’avevo trovato un po’ troppo pieno, e a tratti complicato. Beh, con questo Tutto per bene, si è riguadagnato tutta la mia fiducia. Uno spettacolo di Pirandello, messo in scena con una chiave di lettura che oserei definire perfetta. Per quanto l’inizio non mi abbia del tutto convinto, con un primo atto lento e poco chiaro, nel secondo atto ha messo tutte le carte in tavola, e quelle carte erano le migliori. Tutta la storia, per quanto intrecciata, è arrivata al finale riuscendo a chiarire tutta la storia. Riuscendo a trasmettere tutti i sentimenti dei personaggi grazie alle grandissime interpretazioni. Sbalordendo con i conti ho cambi di scena ed i bellissimi giochi di luce. Cogliendo a pieno il senso del teatro di Pirandello. Quel continuare ad entrare ed uscire da un personaggio che fa la commedia nella commedia mi è arrivato netto. Un grandissimo lavoro, assolutamente da vedere.

LO SPETTACOLO Andato in scena per la prima volta il 2 maggio del 1920 al Teatro Quirino di Roma con la compagnia di Ruggero Ruggeri, Tutto per bene è un punto di snodo cruciale dell’intera parabola drammaturgica pirandelliana. Con esso l’autore codifica una volta per tutte la cifra del suo teatro maggiore, la «rappresentazione d’un dramma, quand’esso è già da gran tempo finito»: Pirandello procede post factum e ciò gli consente di scovare gli indizi della realtà nascosti en abîme nella rappresentazione di essa, la «radice del vero» nel “giallo” paradossale che gli uomini, maschere, mettono in scena, illudendosi di vivere.

Quanto illusoria sia stata la realtà, Martino Lori, il protagonista della pièce, lo scopre con la drammatica leggerezza con cui le tragedie irrompono nel quotidiano: dopo aver passato l’esistenza a coltivare con esasperante cocciutaggine la memoria – delicata e appassionata insieme – della moglie defunta, aggrappato all’amore per quello che egli crede il frutto della loro unione – la figlia Palma -, scopre proprio da quest’ultima, da molti anni depositaria della verità dei fatti, d’essere stato tradito con quello che ha sempre ritenuto un amico e, per giunta, di non esserle padre. «Tutto rovesciato; sottosopra. Sì. Il mondo che ti si ripresenta tutt’a un tratto nuovo, come non ti eri mai neppure sognato di poterlo vedere. Apro gli occhi adesso!» Tra i tanti personaggi “mascherati” di Pirandello, quello di Martino Lori è uno dei più violentati dalla propria maschera, costretto a rappresentare a sua insaputa tutte le parti della commedia: «E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo di rappresentarle!»

La feroce presa di coscienza lo tramuta in un personaggio ambiguo, anfibio, sbalestrato, incapace di riappropriarsi della propria vita così come delle proprie maschere, costretto a una esistenza ormai sospesa, di uomo senza passato, senza presente né futuro.

Chiosa crudele il drammaturgo: «chi ha capito il giuoco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è». (teatrodiroma.net)

DI Luigi Pirandello | REGIA Gabriele Lavia | CON Gabriele Lavia, Roberto Bisacco, Riccardo Bocci, Giorgio Crisafi, Gianni De Lellis, Giulia Galiani, Lucia Lavia, Riccardo  Monitillo, Daniela  Poggi | DANZATRICE Alessandra Cristiani | SCENE Alesandro Camera | COSTUMI Andrea Viotti | MUSICHE Giordano Corapi | DATA 14 Gennaio 2012 | TEATRO Teatro Argentina

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